Ogni giorno osserviamo ciò che accade e cerchiamo di comprenderlo.

Raccogliamo informazioni, riconosciamo comportamenti, ascoltiamo parole e attribuiamo loro un significato. Spesso questi passaggi sono così vicini da apparire come una cosa sola.
Una persona non risponde a un messaggio. Questo è ciò che è accaduto. Pensare che sia infastidita, che voglia evitarci o che non consideri importante rispondere appartiene già al modo in cui stiamo leggendo quel fatto.
La nostra interpretazione potrebbe essere corretta. Potrebbe anche cambiare quando avremo a disposizione altre informazioni.
Un fatto e il significato che gli attribuiamo non sono la stessa cosa.
Interpretare appartiene al nostro modo di comprendere la realtà. Attraverso ciò che conosciamo cerchiamo relazioni, costruiamo spiegazioni, diamo un senso a quello che incontriamo.
Una lettura, però, può diventare così convincente da assumere ai nostri occhi la consistenza del fatto stesso.
È qui che la distinzione diventa importante: ciò che è accaduto e ciò che ne abbiamo concluso non coincidono necessariamente.
Alcune interpretazioni trovano maggiore riscontro nelle informazioni che abbiamo, altre meno. E una nuova informazione può cambiare il modo in cui leggiamo ciò che è accaduto.
La persona che non aveva risposto al nostro messaggio, per esempio, potrebbe raccontarci di avere affrontato un imprevisto. Il fatto rimane lo stesso: il messaggio è rimasto senza risposta. È cambiato ciò che sappiamo.
E quello che ora sappiamo ci permette di attribuire allo stesso fatto un significato diverso.
La conoscenza può cambiare ciò che comprendiamo senza cambiare ciò che è accaduto.
È una possibilità importante. Ci ricorda che ciò che vediamo in un determinato momento dipende anche dalle informazioni e dalle prospettive che abbiamo a disposizione.
Distinguere un fatto dalla sua interpretazione apre così uno spazio alla conoscenza. Permette a nuovi elementi di entrare nella nostra lettura.
E, qualche volta, di mostrarci possibilità che prima non avevamo considerato.